Gli Stati (Uniti) che resistono? Federalismo e diritti riproduttivi nel primo anno del secondo mandato di Trump
di Lidia Bonifati
1. Il 2026 si è aperto con una sentenza sui diritti riproduttivi che suona come un contrappasso per l’amministrazione Trump. Il 6 gennaio 2026, nel quinto anniversario dell’assalto a Capitol Hill (un evento culto per la base MAGA), la Corte Suprema del Wyoming ha dichiarato l’incostituzionalità di due leggi fortemente sostenute dal governo repubblicano che limitavano in modo pressoché totale l’accesso all’aborto. Ad aggiungere ulteriore significato a questo contrappasso è che ciò è avvenuto non solo in Wyoming, ossia nello Stato in cui Trump ha vinto col margine più ampio rispetto agli altri Stati nelle elezioni presidenziali del 2024, ma anche “grazie” a un emendamento costituzionale del 2012 passato proprio dalla maggioranza repubblicana per limitare la portata dell’Affordable Care Act (c.d. Obamacare). In State v. Johnson, infatti, la Corte Suprema del Wyoming ha stabilito che le leggi del 2023 (c.d. Abortion Laws), adottate dal parlamento statale dopo la sentenza Dobbs, violavano proprio l’emendamento del 2012 con cui i repubblicani intendevano “restituire” ai cittadini il diritto di scegliere sulla propria salute. Al tempo, il Wyoming fu uno dei pochi Stati americani, insieme ad Alabama, Arizona, Florida, Ohio e Oklahoma, che decisero di adottare leggi o emendamenti costituzionali (c.d. «Health Care Freedom Amendments») con l’obiettivo di proteggere il diritto di scelta da parte dei pazienti. Come prevedibile, si trattava di misure di natura unicamente simbolica, dato che, in caso di conflitto tra la legge statale e l’Obamacare, la legge federale avrebbe in ogni caso prevalso. Eppure, se l’emendamento del 2012 non ha fatto nulla per fermare l’Affordable Care Act, la sua formulazione è talmente ampia da avere implicazioni significative per le leggi statali che intendono limitare determinate procedure mediche, incluse quelle che hanno un impatto sostanziale sui diritti riproduttivi (come l’interruzione di gravidanza) e sui diritti delle persone trans (come i trattamenti ormonali affermativi). Più di un decennio dopo, infatti, in alcuni Stati si stanno sfruttando proprio gli «Health Care Freedom Amendments» adottati in reazione all’Obamacare per contestare davanti le corti supreme statali la legittimità costituzionale delle leggi che limitano drasticamente la possibilità per le donne di abortire oppure l’accesso alle cure gender-affirming per le persone trans.


