Osservatorio Cile

Osservatorio sul processo costituente cileno

Coordinamento: Elena Bindi, Tania Groppi, Andrea Pisaneschi

Redazione: Giammaria Milani, Valentina Carlino, Stefano Bargiacchi, Chiara Cerbone, Giovanni Guerra, Giacomo Giorgini Pignatiello, Andrea Cristina Robles Ustariz. 

Partecipanti: Paolo Addis, Silvia Bagni, Aristide Canepa, Eleonora Ceccherini, Carolina Cerda Guzman, Giacomo Delledonne, Francesco Duranti, Giuseppe Franco Ferrari, Alberto Guevara Castro, Justin Frosini, Daniele Granara, Miryam Iacometti, Anna Mastromarino, Marco Olivetti, Mario Perini, Fabio Pacini, Francesco Palermo, Giorgia Pavani, Vincenzo Pepe, Simone Penasa, Valeria Piergigli, Simone Pitto, Giovanni Poggeschi, Sabrina Ragone, Patrizia Vigni.

 

Presentazione di Elena Bindi, Tania Groppi, Andrea Pisaneschi - 27 novembre 2020 

L’Osservatorio sul processo costituente cileno prende avvio da una iniziativa della redazione di Siena di DPCE-online, con lo scopo di offrire una sede di confronto per tutti gli studiosi interessati alle vicende costituzionali del Cile.

Il referendum costituzionale (“plebiscito nacional”) del 25 ottobre 2020 ha infatti sancito l’inizio di una nuova fase nel processo costituente che ha preso le mosse con l’accordo raggiunto tra i principali partiti politici cileni il 14 novembre 2019, al fine di dare una risposta in termini costituzionali alle proteste sociali iniziate a Santiago un mese prima e ben presto degenerate in scontri violenti, espressione di un malessere profondo che già da molti anni attraversava la società cilena.

Gli elettori erano chiamati ad approvare o a rifiutare la domanda: “Volete voi una nuova Costituzione?”. In una seconda scheda, si chiedeva di pronunciarsi sul tipo di organo chiamato a redigere la nuova Costituzione, prospettando due opzioni: una convenzione costituzionale eletta interamente ad hoc oppure una convenzione costituzionale mista, formata per metà da membri eletti appositamente e per metà da parlamentari. L’ampio successo dei voti favorevoli, il 78,27% per il primo quesito e il 78,99% per la prima opzione proposta nel secondo, con una partecipazione elettorale considerata straordinaria in Cile (7.562.173 di votanti, che rappresentano il 50,9% degli aventi diritto, il tasso più elevato dalla abolizione, nel 2012, del voto obbligatorio), ha aperto la strada alla elezione di una “Convenzione costituzionale”, che sarà pertanto costituita esclusivamente da membri eletti dal popolo.

Il processo costituente cileno risulta di straordinario interesse per i comparatisti, per molteplici ragioni.

Non soltanto perché si tratta di uno dei rari processi costituenti che, nel XXI secolo, sono posti in essere in uno Stato che ha raggiunto un soddisfacente livello di stabilizzazione democratica (v. ad esempio la valutazione di Freedom House, che considera il Cile “Free”), al di fuori pertanto da un contesto di transizione (o di regressione) democratica.

Ma anche per la straordinaria vicenda costituzionale cilena, che ha assistito negli ultimi decenni alla fine del regime autoritario e alla transizione verso la democrazia in assenza di un nuovo patto costituente, attraverso innumerevoli revisioni della Costituzione vigente, approvata durante il regime di Pinochet. Sul piano del diritto comparato globale, potremmo pertanto considerare il processo costituente cileno come il prodotto più recente (e, chissà, l’ultimo?) dell’”onda lunga del 1989”: fu infatti in quegli anni straordinari, tra il 1988 e il 1990, che si consumò l’inizio della fine del regime autoritario cileno, con il plebiscito del 1988 sul proseguimento del governo di Pinochet prima e, poi, a seguito della clamorosa vittoria del “no”, con le prime elezioni presidenziali del 1989, e quindi l’insediamento il 15 marzo del 1990 del Presidente Patricio Alwyn, espressione delle forze di opposizione riunite nella Concertación. A trent’anni ormai dalle vicende che hanno dato avvio alla lunghissima transizione cilena, le sfide per il costituzionalismo sono profondamente mutate, come mostrano le difficoltà che attraversano molte nuove democrazie e molte costituzioni che sono state prodotte in questi decenni. In particolare, la globalizzazione economico-finanziaria e le nuove tecnologie digitali, con la loro incidenza sui processi democratici, costituiscono altrettante questioni aperte, alle quali lo Stato costituzionale democratico di diritto, modello di riferimento del “costituzionalismo globale” a partire dal Secondo dopoguerra, stenta a dare risposte. Come conciliare la garanzia dei diritti sociali, principale fonte di coesione sociale nel Post-war Paradigm, con grandezze economico-finanziarie sulle quali gli Stati non riescono più ad esercitare la propria sovranità è un interrogativo che anche il Cile, alla ricerca di un nuovo “pactum societatis” che proprio sulla giustizia sociale dovrà imperniarsi, non può evitare.

La posizione geografico-culturale del Cile aggiunge un ulteriore elemento di interesse, collegandosi agli sviluppi del costituzionalismo in America latina. Un continente che ha vissuto appieno l’ondata del post-1989, con la fine dei regimi militari che per decenni avevano seviziato il continente e i suoi abitanti, e la nascita di democrazie incerte, che continuano ad essere governate, sia pure spesso in un quadro costituzionale formale rispondente ai principi del costituzionalismo, da un manipolo di famiglie di proprietari, spesso bianchi, in un quadro di grande povertà e persino emarginazione della maggioranza della popolazione, specialmente quella indigena o afroamericana. Un contesto nel quale l’inquietudine generata dalle fratture sociali e dalle diseguaglianze ha spinto ad arditi esperimenti, volti ad includere fasce più ampie della popolazione nella gestione del potere, anche attraverso forme innovative di partecipazione, che vanno sotto il nome di “neocostituzionalismo”, con risultati peraltro non soddisfacenti e frequenti involuzioni autoritarie. Come si collocherà la nuova Costituzione cilena in questo contesto? Sarà in grado di trovare una via autonoma, che non ricalchi modelli neocoloniali fondati sulla passiva importazione di esperienze occidentali, senza però scivolare in tentativi autoctoni di sapore neopopulista?

L’osservatorio si propone diverse attività. Innanzitutto, saranno pubblicati commenti e brevi interventi dei suoi componenti e di tutti gli studiosi interessati. Inoltre, saranno raccolti e sistematizzati link e documenti che possano risultare utili per approfondimenti, con particolare riferimento, ovviamente, alle attività che connoteranno le diverse fasi del processo costituente. Saranno organizzati anche seminari e convegni, online o in presenza, sulla base della evoluzione della situazione pandemica globale. Infine, all’esito del processo costituente, i componenti dell’osservatorio si propongono di pubblicare un volume, che analizzi gli aspetti procedurali e sostanziali della nuova Costituzione.

Siamo lieti di inaugurare l'Osservatorio con i primi due contributi: un intervento di Anna Mastromarino sul rapporto tra costituzione e memoria e un intervento di Marco Olivetti sul plebiscito del 25 ottobre.

 

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Quando la Costituzione si fa memoria. Perché le piazze cilene chiedono una nuova Costituzione? di Anna Mastromarino - 27 novembre 2020 

Il plebiscito del 25 ottobre 2020, prima tappa del processo costituente cileno di Marco Olivetti - 27 novembre 2020